Io Esisto

Il balbuziente crede di poter risolvere il problema a modo suo, alcuni aspettando passivamente la soluzione, come se bastasse il tocco di una bacchetta magica, altri ancora , e questo è il mio caso personale, credono di poterlo risolvere senza esporsi, senza far trapelare le proprie emozioni, vivendo con la paura dell’ombra di sé stessi e quindi non darsi modo di crescere internamente e di conseguenza di rafforzare il proprio linguaggio.

Nel gruppo esprimiamo le nostre emozioni. Far uscire l’autenticità di noi stessi costa molto tempo e fatica e pazienza, ma è soddisfacente e necessario per completare il proprio puzzle, evitando inutili fantasie distruttive, frustranti con perdita dell’autostima. Rivalutando le nostre capacità, accettando le nostre debolezze e i nostri bisogni ci si sente appagati interiormente.

A volte si confonde la balbuzie (che potrebbe avere chissà quali strane origini a noi sconosciute e non realmente dimostrabili), con problemi quotidiani che tutte le persone di questo mondo devono affrontare.

La società si prende gioco del balbuziente, infatti  è rappresentato solo nell’aspetto comico. Dall’altra parte il balbuziente non “vuole” essere considerato così,  e “vuole” dimostrare che non lo è. Così facendo non fa altro che rafforzare l’aspetto comico volendo sempre e solo dimostrare.   

E se noi facessimo il gioco contrario ?

Non è meglio ?


Giochiamo ad essere noi stessi, senza voler dimostrare ciò che nessuna sa.

Io sono……….

Tu sei ?

Emilia Costi

Balbuzie: quale possibile terapia

Nel sistema sanitario nazionale, dopo circa un anno o due di attesa,  il bambino balbuziente viene preso in carico all’età di 6/7 anni con la somministrazione di un trattamento di logopedia, a cui si aggiunge un intervento psicologico.

La balbuzie, definita da molti operatori del settore come “la bestia nera della logopedia”, è orfana di un grande vuoto istituzionale; una patologia sempre mal compresa e poco trattata.

In alcune regioni del nostro Paese, come nel sud Italia e nelle isole, diventa veramente difficile trovare una struttura pubblica che si occupi di soggetti balbuzienti.

Nel sistema pubblico la cura della balbuzie è riconosciuta solo per i soggetti in età evolutiva, mentre adolescenti ed adulti devono ricorrere a centri privati.

In ambito “privato” l’anomalia italiana è costituita dalla presenza  di una “comunicazione mediatica selvaggia”, i cui contenuti basati su mere congetture, non sono soggetti ad un controllo attento. Le fake news parlano solo di “pratiche intensive”, che il più delle volte lasciano inalterato il quadro sintomatico, senza nemmeno trovare un valido riscontro scientifico.

All’interno della terapia,  oltre ad un esame attento del tipo di balbuzie, di necessità bisogna effettuare  un esame diagnostico della personalità. Tale esame diventa fondamentale per essere certi che oltre al sintomo balbuzie, non vi siano altre patologie associate, che potrebbero inficiare la prognosi.

Una procedura che tenga conto solo della bal­buzie, senza considerare il quadro psicologico del bambino o dell’adulto ,   potrebbe notevolmente peggiorare la  sintomatologia.

Dopo tale esame, l’aspetto prettamente terapeutico, dovrebbe sollecitare tutti le variabili comunicazionali che sono state inibite, o parzialmente sviluppate.

Il quadro terapeutico non si dovrebbe focalizzare esclusivamente sul tratta­mento della balbuzie, ma dovrebbe prendere in esame altri sintomi spesso correlabili alla disfluenza,  quali: variabili somatiche (aggressività, ansia, insonnia, ecc.) di­sorganizzazione ideativa, scarso rendimento scolastico, difficoltà di concentrazione, difficoltà di lettura, difficoltà di adatta­mento e di inserimento sociale,   difficoltà di comunicazione in senso lato.

In chiave preventiva occorre agire anche su bambini molto piccoli di 2 o 3 anni. In questi casi si prevede un’azione terapeutica sul genitore, offrendo consigli,  al fine di  ridurre la loro sensazione di disagio, cercando anche di comprendere gli atteggiamenti assunti dal bambino nel contesto famigliare e sociale.

La balbuzie è un problema serio che va trattato con molta cautela sulla base di una diagnosi foniatrica, neuropsichiatrica e psicologica.

Una procedura che tenga conto solo della bal­buzie, senza considerare il quadro psicologico del soggetto,   potrebbe notevolmente peggiorare la sintomatologia.

La balbuzie essendo un sintomo di “confine” tra l’aspetto psicologico, logopedico e somatico, dovrebbe prevedere un approccio multidisciplinare condotto da professionisti sanitari.