Siamo lieti di annunciare la proficua collaborazione con Gio Arcuri, autore del podcast “Balbuzie. Storie di voci, a loro modo perfette” che sarà disponibile settimanalmente ogni mercoledì, come parte integrante del materiale di informazione del presente sito.
Abbiamo scelto di ospitare il progetto di Gio perché sposa la nostra missione: smontare la narrazione tossica della “cura a tutti i costi” e restituire dignità a ogni singola voce, con le sue pause e i suoi inciampi. Gio non è solo unə artistə poliedricə; è una persona che ha trasformato il proprio vissuto in un megafono per tutti noi. Lo ringraziamo per l’impegno e l’autenticità che porta avanti senza alcun timore.
Di seguito, l’autobiografia che Gio ha condiviso con noi per raccontare il proprio percorso, che ha portato alla nascita di questo progetto:
Ciao. Sono Gio Arcuri, ho 38 anni, sono originariə di Lecco e vivo a Morbegno, in provincia di Sondrio.
Utilizzo lo schwa nello scritto per riferirmi a me, perché da alcuni anni ho preso consapevolezza della mia identità di genere non binaria, un’identità che non rientra esclusivamente nella categoria tradizionale maschile/femminile. Non chiedo che tutte le persone facciano lo stesso con me: so bene che lo schwa non è sempre accessibile né pronunciabile, quindi chiunque può riferirsi a me con lui o lei, come si sente più a proprio agio. Questa premessa, per me, è necessaria in qualsiasi presentazione, anche lavorativa, perché è prima di tutto un modo per ricordare a me stessə chi sono.
Ho una laurea triennale in Comunicazione d’Impresa, che mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo delle web agency. Da diversi anni lavoro come content writer e SEO specialist: mi occupo, in particolare, dell’ottimizzazione per i motori di ricerca di testi e contenuti per siti di piccole e medie imprese. Negli ultimi anni, però, ho sentito sempre più forte il desiderio di ampliare la mia formazione e, soprattutto, di tornare a un contatto più diretto con le persone, dopo molto tempo trascorso nel lavoro da remoto. Per questo ho conseguito un diploma biennale come massoterapista MCB e una formazione in ambito benessere. Parallelamente, ho completato un master online in comunicazione e marketing per la musica, un percorso vicino a una mia grande passione: il canto e la produzione musicale. Queste competenze mi hanno permesso di sviluppare alcuni miei progetti artistici personali, tra cui un progetto che mi vede artista, cantante e drag queen, con il nome di Giorgia Culoni.
È proprio attraverso l’arte drag, fatta di performance che amplificano ed esasperano le espressioni di genere mediante trucco, costumi e accessori, che ho iniziato a maturare una pien consapevolezza della mia identità di genere. Da questo percorso si innesta, in modo naturale, un altro elemento centrale della mia vita: l’impegno nel sociale.
Dal 2008 sono volontariə in un’associazione queer della città di Lecco, l’associazione “Renzo & Lucio LGBTQIA+”, che si occupa di organizzazione di eventi e creazione di spazi sicuri per le persone LGBTQIA+ del territorio. All’interno dell’associazione mi occupo principalmente di social media management e, insieme a un team, gestisco le pagine social dell’associazione e quelle del Lecco Pride, l’evento annuale che portiamo nelle strade della città, solitamente nel mese di giugno. È proprio a partire da questo percorso di consapevolezza personale (di chi sono, di cosa voglio, di come desidero abitare il mondo) che nasce la forza e il coraggio di parlare anche di balbuzie. Non solo della mia.
Io convivo con la balbuzie dall’età di quattro anni. Per molto tempo non ho avuto le parole, né la fiducia, per raccontarlo. La forza che oggi sento è qualcosa che ho costruito lentamente e che, onestamente, non ho sempre avuto. Solo negli ultimi anni ho iniziato a trovarla davvero. Da qui nasce il mio podcast “Balbuzie. Storie di voci, a loro modo perfette”, un progetto dedicato alle storie di dieci personaggi famosi (italiani e internazionali) che convivono con la balbuzie e che hanno fatto di essa una caratteristica della propria vita, non un mostro da sradicare o da “curare”. Anche perché, come affermano molti logopedisti e importanti associazioni internazionali, non esiste una cura definitiva alla balbuzie. Non esiste un tasto “stop balbuzie”.
Eppure, intorno a questo tema, continua a esistere una narrazione profondamente tossica, che colpevolizza la persona con balbuzie per il suo presunto scarso impegno. Io quella narrazione l’ho respirata per anni. Frasi come “dai, impegnati”, “se ti sforzi vedrai che balbetterai di meno” mi hanno fatto sentire sbagliatə, in difetto, come se la mia voce fosse sempre in errore. La mia balbuzie, come quella di moltissime persone, cambia da momento a momento, anche all’interno della stessa giornata, e non dipende dalla forza di volontà.
Nel tempo ho imparato a usare consapevolmente l’espressione “persona con balbuzie” e non “persona balbuziente”, anche grazie a un confronto importante con una mia cara amica, Eleonora. Non per negare la balbuzie, ma per ricordare che balbettare va bene!
La mission del mio podcast “Balbuzie. Storie di voci, a loro modo perfette” è proprio quella di cambiare la narrazione intorno alla balbuzie. Smontare l’idea che esistano metodi miracolosi, corsi lampo o guru che promettono di “guarire” in poche settimane, spesso chiedendo cifre altissime. Ho frequentato anch’io alcuni di questi percorsi. Ho speso molti soldi per sentirmi dire che non mi impegnavo abbastanza. E la cosa peggiore non sono state nemmeno le tecniche in sé, ma il clima che si creava intorno a quelle pratiche: regole ferree, rituali, appartenenza forzata.
Ricordo una cena di gruppo durante uno di questi corsi. Non stavo applicando “correttamente” la tecnica. A un certo punto, l’intera tavolata ha smesso di parlarmi. Silenzio. Come se non aderire a quel metodo fosse una colpa. Come se la mia voce, così com’era, desse fastidio persino a chi avrebbe dovuto capirmi più di chiunque altro. È lì che ho capito che quei percorsi non vendevano solo esercizi: vendevano disciplina, appartenenza, obbedienza. E l’idea che, se non ti adegui, resti indietro.
Nel podcast ho scelto di fare l’opposto: parlare. Con la mia voce. Con la mia balbuzie. Per anni ho fatto dell’evitamento del parlare quasi uno stile di vita. Poi, anche grazie ai video realizzati per l’associazione di cui faccio parte, ho scoperto che la mia voce poteva esistere comunque.
Negli episodi del podcast racconto storie di personaggi famosi come Marilyn Monroe, Emily Blunt, Vinicio Marchioni o Rowan Atkinson (Mr Bean), ma anche storie meno note, come quella di Maura Bertaglia, una donna con balbuzie che ha costruito il suo percorso professionale in contesti complessi e ad alta responsabilità. Parlo anche delle cosiddette “fluency enhancing conditions”, quelle condizioni che permettono a molte persone con balbuzie di cantare, recitare o parlare in determinati contesti con maggiore fluidità. Questo non significa assenza di balbuzie, ma semplicemente un modo diverso di esprimersi. Questo podcast non nasce per dare consigli terapeutici. Non sono una terapista. Sono una persona che convive con la balbuzie da più di trent’anni. So cosa significa l’iceberg emotivo che spesso resta invisibile: la vergogna, la paura, il senso di colpa.
“Balbuzie. Storie di voci, a loro modo perfette” è un invito a restituire alla parola la sua lentezza e la sua complessità. Un invito a spogliarsi degli stereotipi e a sottrarre centralità alle rappresentazioni macchiettistiche che ancora circondano la balbuzie.
Il podcast è disponibile anche su Spotify, Amazon Music e Apple Podcast.
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