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João Gomes: “La balbuzie è il mio ritmo, non un limite.”

João Gomes e la balbuzie: quando il ritmo è tutto (dentro e fuori dal campo)

Hai presente João Gomes? Se segui il calcio, sai che è il “pitbull” del centrocampo del Wolverhampton. Uno che corre, lotta e non molla mai. Ma João ha deciso di raccontare un pezzo di sé che non c’entra con i tackle o i passaggi filtranti: ha deciso di parlare della sua balbuzie. E lo ha fatto in un modo che dovremmo ascoltare tutti, perché ci insegna una cosa fondamentale: la comunicazione non è una gara di velocità.

“Comunico con le azioni, non solo con le parole” In una recente intervista per TNT Sports, João si è fermato più volte mentre parlava. Non era per l’emozione del momento, è semplicemente il suo modo di parlare. Ha spiegato una cosa bellissima: sul campo tutto accade in un istante, i movimenti sono naturali e fluidi. Fuori dal campo, invece, il ritmo cambia. Ma la parte interessante è questa: João non la vede più come una “mancanza”.

Dice chiaramente: “Riesco a comunicare anche in altri modi: con i gesti, con gli atteggiamenti e con la mia presenza”. È un concetto potente, vero? Ci dice che la nostra identità e quello che trasmettiamo agli altri non dipendono dalla fluidità con cui pronunciamo una frase.

Dalla vergogna all’orgoglio Non è sempre stato così facile per lui. Nel documentario sulla sua vita, “The Pitbull”, João ha confessato che da ragazzino la balbuzie lo rendeva triste. Si sentiva bloccato, quasi inferiore. Voleva urlare al mondo chi era, ma sentiva che le parole gli facevano da muro.

Oggi però João è un uomo diverso. Non perché abbia smesso di balbettare (perché la balbuzie è parte di lui), ma perché ha smesso di combatterla come se fosse un nemico. Si accetta. Ha coraggio. E soprattutto, lancia una sfida a tutti noi che ascoltiamo: “Ho un ritmo di comunicazione diverso, è qualcosa che la gente deve semplicemente imparare a rispettare”.

Un consiglio per i più giovani (e non solo) La balbuzie tocca circa l’1% degli adulti e il 5% dei bambini. João sa bene cosa significa crescere in un mondo che spesso non ha pazienza. Il suo messaggio ai ragazzi è chiaro: non vedete la vostra caratteristica come un limite che vi impedisce di arrivare dove volete. Al contrario, usatela come una spinta per lavorare di più e mostrare il vostro valore.

Ascoltare con il cuore João sta facendo sul serio: ha annunciato l’apertura di un istituto di logopedia e linguaggio in Brasile. Ma attenzione, l’obiettivo non è “cancellare” la balbuzie a tutti i costi. L’obiettivo è supportare chi ha difficoltà comunicative e, soprattutto, educare gli altri.

“Molti pensano che comunicare significhi solo parlare,” dice João. “Ma la parte più importante è ascoltare, essere capiti e rispettare il ritmo di ognuno”. Che si tratti di balbuzie, lingua dei segni o altro, quello che conta è saper ascoltare non solo con le orecchie, ma con il cuore.

Quindi, la prossima volta che parli con qualcuno che balbetta, non finire le sue frasi e non avere fretta. Goditi il suo ritmo. João Gomes ci ha dimostrato che si può essere dei campioni internazionali anche (e soprattutto) restando fedeli al proprio modo di esprimersi.

Riferimento: Articolo originale di Lamberto Rinaldi pubblicato su “Il Catenaccio – Web Magazine Sportivo”.